P2p lending, ecco di cosa si tratta e perché è così utilizzato

P2p lending, ecco di cosa si tratta e perché è così utilizzato

Negli ultimi anni sta spopolando un nuovo modo di investire: il p2p lending. Si tratta di un settore molto pubblicizzato su youtube e che sta attirando l’attenzione anche del legislatore europeo e nazionale. Ma di cosa parliamo quando ci riferiamo al p2p lending?

Il termine più corretto è “Social Lending” ed indica il prestito di denaro tra privati. Il p2p lending non è nulla di più che un prestito che tu (investitore) puoi decidere di concedere ad un altra persona (debitore/borrower). Semplice no? Non proprio. Grazie ad internet i casi di social lending sono stati ribatezzati come “peer to peer lending” o, più semplicemente, p2p lending.

La logica è semplice. Ci sono diverse piattaforme che fanno da veri e propri intermediari, ossia mettono in contatto potenziali creditori e potenziali debitori. Un esempio è Mintos, la prima più grande piattaforma in Europa di p2p lending.

Mintos utilizza una struttura detta “indiretta” grazie alla quale è in grado di fungere da semplice intermediario non più tra soli due soggetti, bensì tre (Investor, loan originator e borrower). L’investor acquista una quota di un prestito emesso da un loan originator a favore di un borrower, quest’ultimo si impegna a ripagare l’investitore restituendo il capitale più gli interessi.

Immaginate Mintos come un marketplace stile Amazon, la quale mette in contatto venditore e compratore. Una cosa simile accade su Mintos, dove il prodotto è un prestito, il venditore è colui che lo emette (loan originator, una società finanziaria come potrebbe essere Findomestic, ad esempio) e il compratore è l’investitore.

Fin qui tutto semplice. Ma perché una società finanziaria che già ha emesso un prestito dovrebbe venderne le quote a degli investors? Perché anticipa l’incasso!

Immaginate di immedesimarvi in Findomestic e di emettere un prestito a Mario Rossi, voi non vorreste rivedere quanto prestato il prima possibile? Ovvio! Allora una soluzione potrebbe essere quella di vendere quel credito a qualcun’altro che vi pagherà per averlo! Questa è la logica dietro il p2p lending. Non mi dilungherò nello spiegare la buyback guarantee e vi rimando a Google per comprendere come funziona.

Ora interroghiamoci: conviene? Ni. Dico “Ni” perché il p2p lending pur offrendo alti rendimenti (siamo nell’ordine di un 8-15% annuo) è un investimento molto rischioso. Parlo di ben tre rischi: l’insolvenza del borrower, l’insolvenza del loan originator e l’insolvenza della piattaforma (Mintos, ad esempio). Può quindi il p2p lending rappresentare una buona forma di investimento? Si, ma solo per una piccola percentuale del nostro portafoglio (personalmente non più del 5%), giusto per diversificare un po’ e per avere un investimento che sia svincolato dai mercati finanziari. 

Infine, tenete a mente che in questi casi l’investitore si espone al rischio che io chiamo “di inutilità”. Chi si approccia a questi investimenti alternativi lo fa spesso con piccole somme, proprio per paura di perdere il denaro. Tuttavia, un simile comportamento impedisce di fatto di godere di quei soldi in futuro perché per iniziare a percepire rendimenti soddisfacenti l’investitore li manterrà vincolati a lungo. Si rischia di non veder mai premiato l’alto rischio a cui ci si espone.

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